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Le aziende sono fatte prima di tutto da persone
MORENA FERRARI GAMBA non è soltanto uno dei soci di LWP Ledermann, Wieting & Partners, una delle società luganesi più importanti e affermate nel campo della ricerca e selezione delle risorse umane, ma anche una donna impegnata politicamente particolarmente attenta e partecipe delle vicende della società ticinese, con un occhio di riguardo per i giovani e il mondo del lavoro.

Come si diventa senior partner di una società come LWP Ledermann, Wieting & Partners? «La mia vita e la mia carriera professionale sono state caratterizzate da importanti cambiamenti che mi hanno segnata, direi in modo positivo. Ho avuto la fortuna di avere sempre incontrato personalità importanti, intelligenti, che conoscevano molto bene il loro lavoro e che mi hanno dato fiducia e dalle quali ho imparato tante cose. È stato così nel caso della Fidinam, una tra le più importanti società svizzere di consulenza in ambito fiscale e commerciale, dove ho avuto modo, oltre a svariate altre mansioni, di occuparmi della ricerca e selezione del personale del Gruppo.

Nel 2003 sono entrata in LWP, società nata nel 1977 per iniziativa di Urs Ledermann e sviluppatasi come network svizzero con sedi nelle principali città della Confederazione. Nel 1994 venne creata dal fondatore e da Giorgio Wieting la sede di Lugano e, quando nel 2005 LWP ha cambiato struttura, ho assunto insieme ad Alberto Largader la conduzione della società accettando volentieri questa sfida molto stimolante sia sul piano professionale che umano». Quali sono gli ambiti di cui si occupa la vostra società? «Il fulcro della nostra attività è rappresentato dal “recruiting” (con oltre 1000 interviste di candidati ogni anno e un database che conta ormai diverse migliaia di nomi). Altri servizi che offriamo sono quelli di “relocation”, assicurando un’assistenza globale a quelle aziende che trasferiscono il loro personale dall’estero in Ticino, di “tutoring”, ossia l’analisi del profilo del candidato con eventuale proposta di riqualificazione, e di “outplacement, cioè il ricollocamento di dipendenti su mandato dei datori di lavoro. Per fare tutto questo la LWP necessita di una specifica competenza e di una capacità di intervento anche in settori come quello bancario, finanziario, industriale, commerciale, fiduciario legale, assicurativo e informatico». Quali sono le risorse che più l’hanno aiutata nel contribuire al consolidamento e all’espansione di LWP? «Direi senz’altro la profonda conoscenza della piazza ticinese maturata nell’ambito lavorativo e attraverso diverse attività ‘pubbliche’: è fondamentale poter disporre di una rete di relazioni in tutti i settori economici e sociali del Cantone. Non meno importante è naturalmente la preparazione professionale e, non da ultimo, una grande esperienza nella comprensione dell’animo umano con tutte le sue debolezze, le aspirazioni, i sogni e i desideri più o meno espressi. In questo senso anche un certo intuito tipicamente femminile credo non guasti». A questo proposito, come valuta la sua esperienza di donna a contatto con un universo di imprese e di aziende dove i ruoli dirigenziali sono ancora saldamente in mano agli uomini? «Personalmente non ho mai incontrato particolari difficoltà, anche se magari nei confronti di una donna c’è un maggior rigore nel giudicare la sua preparazione professionale: la mia è sicuramente una posizione di privilegio conquistata con impegno sul campo in tanti anni di duro lavoro. Diversa è invece la situazione se si parla in generale di mercato del lavoro in Ticino e in Svizzera, dove le donne soffrono forse di minori discriminazioni a livello di alti ruoli dirigenziali, mentre invece tra i quadri intermedi e le mansioni impiegatizie scontano ancora, se non vere e proprie discriminazioni, sicuramente il peso di radicati pregiudizi. Il problema molte volte è legato alle difficoltà di conciliare carriera e famiglia e in questo senso gli uomini sono senz’altro avvantaggiati. In Ticino in particolare sono poche le realtà che accettano il lavoro a tempo parziale, permettendo alla donna di crescere professionalmente e occuparsi dei propri figli, per cui ad un certo punto della loro carriera sono costrette a fare delle scelte e delle rinunce». E lei come ha fatto a conciliare, oltre ai suoi impegni professionali e familiari, anche un’attività politica e sociale? «A costo di un grande sforzo organizzativo per far coesistere nell’arco di una giornata tanti impegni diversi. Per me la famiglia e i figli vengono prima di tutto e ho avuto la fortuna di fare, ma l’ho anche voluto, un percorso che mi permettesse di conciliare tutti gli impegni. Ho cominciato fin da giovane ad occuparmi anche di politica e devo dire che la mia attività nell’ambito del Partito Liberale Radicale ticinese ha richiesto anch’essa una buona dose di costanza e di tenacia, a contatto con un mondo, qual è quello della politica, che risulta ancora essere abbastanza chiuso e restio ad aprirsi, per esempio, ad una più consistente e qualificata presenza femminile. Questo mi ha molto deluso e devo dire che ultimamente mi sono un pochino allontanata per occuparmi di più di coloro che ne hanno davvero bisogno. Sono infatti attivamente coinvolta in una Fondazione che dedica i suoi sforzi per aiutare i bambini in India, mio paese di origine. È in fondo un piccolo contributo che mi permette di ridare in parte ciò che ho ricevuto!». Il suo impegno professionale e quello politico la portano a confrontarsi quotidianamente con il mondo dei giovani e con le difficoltà che incontrano per trovare un lavoro… «Sicuramente i giovani scontano una situazione di cui per la gran parte non hanno responsabilità. È un controsenso ricercare dei giovani che abbia già maturato una esperienza lavorativa, quando poi non sono previsti adeguati percorsi formativi di avviamento al mondo del lavoro. Il mercato del lavoro si è profondamente modificato negli ultimi anni. È diventato molto esigente, viene richiesto un aggiornamento continuo in qualsiasi campo, una buona conoscenza delle lingue, competenze molto specifiche e settoriali. Le certezze di un tempo (il posto fisso per tutta la vita) si sono ormai dissolte. Dobbiamo tutti abituarci ad essere più flessibili e capaci di gestire, nel corso della propria vita molteplici cambiamenti ». Qual è l’aspetto più affascinante del suo lavoro? «Oggi tutte le aziende parlano di valorizzazione delle risorse umane, anche se poi le politiche che mettono in atto contraddicono spesso questa affermazione. Io credo invece che in questo lavoro ci si debba occupare principalmente di persone, ciascuna con la sua individualità, il suo carattere, la sua emotività, prima ancora che con le sue specifiche capacità che comunque sono più facilmente valutabili. La vera scommessa risiede proprio nel riuscire ad individuare la collocazione più idonea per ogni persona, facendo scattare quella felice alchimia per cui chi lavora si sente incentivato a fare sempre meglio e il datore di lavoro si convince che vale la pena di continuare ad investire su quella persona».


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